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2 Febbraio 2025
Libreria Recensione

Ernst Junger – La fionda – Edizioni Settecolori, Milano 2021

È risaputo che gli anziani dimenticano facilmente il presente mentre i loro trascorsi giovanili, con inspiegabile realismo, affiorano alla memoria prodigiosamente vivi. Così la sensibilità percettiva riesce a proporre insieme ai sapori e agli odori l’emozione dei sentimenti.

Junger ha lasciato tutte le esperienze di una lunga vita centenaria nei suoi libri, una eredità preziosa a cui ricorrere in ogni momento, atta a fornire al lettore sollievo e soluzioni, grazie agli specchi di luce che sa proiettare nell’anima.

In quest’opera l’Autore non smette mai di sorprenderci. Alla veneranda età di 78 anni compone un romanzo d’attualità e in questi giorni ne è apparsa la traduzione italiana per i tipi della Casa Editrice Settecolori. In esso vengono affrescate scene della società guglielmina negli anni della pubertà e della frequenza alla scuola superiore. Le vicende adolescenziali riguardano: l’emancipazione dalla famiglia, la difficile coesistenza con i coetanei, i primi turbamenti sessuali. Le autobiografiche corrispondenze dei giovani protagonisti Clamor e Teo riflettono altrettanti alter ego dello scrittore con problematiche che chi ne conosce le altre opere riesce ad identificare. Negli aspetti contraddittori il primo soggetto appare timido e apprensivo, un ragazzino dall’indole trasognata, deriso dai compagni, propenso a pensare per immagini. È la proiezione di Junger in veste di “contemplatore solitario” meditativo nelle relazioni interpersonali. Il secondo Teo è uno studente dotato, brillante con i compagni, spavaldo e intraprendente, un “cuore avventuroso” che richiama la caricatura dell’esteta, sempre votato all’eroismo e all’azione. La vibrazione erotica serpeggia nelle pagine del romanzo e come una fionda diventa arma di offesa e di difesa. La doppia ambiguità dei personaggi evoca facce di una realtà che ironicamente ipotizza la stessa matrice. La coppia diventa terna quando si aggiunge Buz, un ragazzo svogliato nello studio ma amante dello sport, dei cavalli, del mondo militare.

Paure e velleità dei giovani protagonisti emulano le stagioni del vissuto, scandiscono le origini di una esistenza poliedrica. Pregi e difetti vengono ripresi con la lente da un osservatore disincantato che li ha intimamente conosciute e non disdegna metterle a nudo. Una singolare lucidità pedagogica emana dalle vicende descritte e il lettore attento si accorge che ciò che è non è mai quello che sembra. Anche un semplice giocattolo come una fionda può diventare un’arma letale, un divertimento assassino.

Ancora una volta Ernst Junger si conferma maestro della scrittura. La sua sorprendente produzione rivolta all’incessante ricerca metafisica ha spaziato dalla saggistica alla diaristica, esperto prosatore, entomologo, naturalista, tecnico conoscitore dei segreti del tempo, contemporaneamente filosofo, profeta e simbolista. Il suo esempio dimostra una imperturbabile fermezza tra i cataclismi prodotti dalle tempeste d’acciaio, dai deserti nucleari che hanno scosso tutto il ‘900.

In mezzo a questo scenario ci si può solo domandare come abbia potuto resistere e sopravvivere una tipologia umana così meritevole di rispetto nonché degna della più alta ammirazione.

 

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