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3 Febbraio 2025
Tradizione

Proibire la stretta di mano significa proibire la Civiltà – Emanuele Franz

Le mosse incontro. dolcemente ei strinse
con l’una mano la mano della Dea

(Omero, Odissea I, 138)

Sono svariate le misure prese per contrastare il diffondersi dell’epidemia da coronavirus e lascia basiti non tanto la quanto doverosa cautela e prudenza di tali misure, quanto la scala delle priorità e la gerarchia di importanza che si è imposta su ciò che è rilevante e ciò che non lo è, ciò che è da sacrificare e ciò che è da conservare. Servizi assicurativi aperti, Chiese chiuse, banche e poste aperte al pubblico, giardini pubblici sbarrati, fabbriche aperte, mentre il bambino e l’anziano sono segregati in casa.  Lampante quanto chiaro: ciò che produce si conserva, ciò che non produce si sacrifica. Ma le conseguenze di tali provvedimenti, presi dall’unica prospettiva materialista, sono amari anche per ciò che concerne un linguaggio non verbale che da millenni ci caratterizza come esseri umani.

Prendiamo ad esempio la stretta di mano. Ai più appare un gesto semplice, perfino non ci facciamo caso, un gesto all’apparenza ininfluente. Eppure ha una importanza immane, molto più grande di quanto si possa pensare. La dexiosis (δεξίωσις) ovvero dare la mano destra, ha origine antichissima e si conoscono bassorilievi di quasi mille anni prima di Cristo a Nimrud in cui gli uomini stringono la mano alla divinità. Ma l’uso della stretta di mano è ancora più antica, i geroglifici egizi la attestano a più di 5000 anni fa.

Non era un semplice saluto, ma uno scambio di forza, un atto vivente, in cui ci si mostrava, ci si scopriva. Non dimentichiamo che al polso passano le vene e l’uso romano era congiungere i due polsi e stringere l’avambraccio, ovvero, unire i due cuori delle persone, unire il polso era unire il cuore, in altre parole la stretta di mano, oltre che un Simbolo, era tutto fuorché un semplice atto formale, era mantenere in vita una relazione, un Entità ovvero una unione fra due o più uomini. Un vero essere vivente, indipendente dagli uomini, ma sgorgato dalla loro unione, per millenni si è mantenuto vivo da miliardi e miliardi di strette di mano. Rituale che ha travalicato differenze e culture, millenni ed epoche, codice sovraterreno che è ascritto all’umanità stessa. Gesto sacro, che unisce gli uomini in un solo organismo sovra individuale e sovra materiale, ora messo fuorilegge da un governo, da una classe politica che nulla sa dei millenni, che nulla sa delle Ere e della Tradizione. Non solo retaggio, non formalità vuote, ma un Vivente è quello che veniva mantenuto, e che ora è sotto attacco. Agli ultimi, ai pochi, ai singoli: resistete, se ascoltate questo messaggio siete la resistenza. E con le mani è stato bandito anche l’abbraccio fra gli uomini. L’intero corpo è stato estromesso da un mondo che, per sconfiggere un male del corpo, sta dissolvendo non la fonte del male, ma l’unica sua sola possibilità di guarigione. La tendenza, vieppiù crescente, è quella di una continua e ossimorica dematerializzazione di ogni contatto fisico fra gli uomini. Visite mediche on line, lavoro on line, amicizie on line. Da decenni il corpo è stato espropriato della sua capacità di iterazione con gli altri, eppure, i Saggi di ogni tempo lo hanno conosciuto come Tempio, come opificio di un mistero altissimo, che ha sede nel corpo e non altrove. Il nefasto morbo che ha colpito l’umanità è la conseguenza di una politica di relegazione dei corpi.

Il corpo è sempre e comunque veritiero, è un Tempio perfetto, una cellula umana contiene l’informazione di tutto l’universo, solo un mitocondrio o un batterio ciliato sono un esempio di una complessità che ha del miracoloso, eppure non posseggono “coscienza” nel senso ordinario cui siamo abituati a pensarla. Per cui è la mancanza di ascolto dei corpi, semmai, l’origine della catastrofe. La Natura intera, se vediamo bene, non si è affatto fermata di fronte a questa pandemia, essa conosce ciò che è istintivo, formiche, api, pollini, insetti e cervi, ripopolano le vallate ed anzi beneficiano di questa crisi del tutto umana, ma perché appunto essi non conoscono “coscienza”, l’uomo ha il torto di aver tradito il corpo. Le esigenze liberali, lo scambio di merci e persone, l’iper-produzione, le forme consumo odierne, hanno immensamente indebolito il corpo, e di conseguenza il sistema immunitario. Non mi rimane che lanciare un ultimo appello ai pochi uomini liberi rimasti: abbracciatevi.

Emanuele Franz

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