Per gentile concessione della rivista “Salute e Sicurezza” proponiamo un articolo del suo Direttore, dott. Massimo Della Penna.
Si è detto che, dovendo scegliere tra libertà e sicurezza, l’uomo rinuncerebbe alla libertà. Ma questa alternativa non si pone nell’attuale società democratica. L’uomo può infatti oggi soddisfare il suo crescente bisogno di sicurezza senza venir meno ai suoi ideali liberali. Impresa tanto più notevole se consideriamo come il mondo diventi ogni giorno più ostile e minaccioso.
Di fronte alla natura e all’ambiente che lo circonda l’uomo moderno è in realtà molto più vulnerabile e indifeso di quanto lo fosse l’uomo primitivo. A questi bastava difendersi dagli attacchi di bestie feroci o premunirsi contro il freddo dell’inverno. Preoccupazioni insignificanti in confronto a quelle che assillano l’uomo contemporaneo, in balia di calamità ben più spaventose. Come dice giustamente un alto funzionario UE: “dobbiamo pensare in modo diverso, perché le minacce sono diverse, dobbiamo pensare in modo più ampio perché anche le minacce sono più grandi”.
Pensiamo ai rischi cui è esposta quotidianamente la nostra salute. L’OMS stima vi siano oggi 55.000 stati patologici diagnosticabili nell’essere umano. Un tempo non si conoscevano che poche malattie. Questo dimostra quanto la nostra sicurezza, rispetto al passato, sia molto più fragile e precaria, e impone a noi tutti uno sforzo congiunto per un’efficace opera di prevenzione. Cito ancora da fonte UE: “agire insieme in modo solidale e coordinato è assolutamente cruciale: è questo che ci rende più efficienti e più forti”.
In tal senso abbiamo già raggiunto incoraggianti risultati. Si pensi alla diagnosi precoce dei tumori. Non ci deve ingannare il fatto che i morti per cancro siano in costante aumento. Ciò corrobora anzi la nostra tesi. Causa del problema è infatti la scarsa attitudine della gente a fare periodicamente i necessari controlli. Il che conferma l’urgenza di rinforzare i sistemi diagnostici preventivi già esistenti e di sensibilizzare in merito l’opinione pubblica.
Purtroppo alcune persone alimentano nella società un allarmante analfabetismo scientifico, inducendo i più sprovveduti ad affidarsi, per la propria salute, alla fortuna, a una fantomatica vis medicatrix naturae, alla Provvidenza, a metodologie aleatorie e totalmente a-scientifiche. Allarmante è il numero di chi ancora rifiuta vaccini e farmaci di dimostrata efficacia, o non effettua regolari check-up, creando un oggettivo pericolo per la comunità.
Dalla percezione di questo vulnus sociale nasce l’idea di proporre al Legislatore una “Tessera sanitaria a punti”, la cui funzione sia di premiare i comportamenti sanitari virtuosi, accreditando dei punti a coloro che si sottoporranno regolarmente a esami clinici e controlli medici. Tali punti saranno convertibili in buoni sconto applicabili a vari prodotti di consumo: salutari farine proteiche, abbonamenti a riviste scientifiche, ticket sanitari e altri beni analoghi.
Si vuole così promuovere nella società la partecipazione a un Piano Sanitario Nazionale basato su periodiche ispezioni diagnostiche. Ciò permetterà di prevenire l’insorgere di molte patologie, migliorando da un lato la salute delle persone, dall’altro riducendo le spese dello Stato. L’iniziativa, detta “Security Life”, prevede che ogni cittadino debba recarsi almeno una volta ogni tre mesi in strutture idonee per ottemperare alle ordinarie misure profilattiche (vaccinazioni in primis) ed eseguire uno screening a largo raggio che segnali eventuali problematiche di natura oncologica, cardio-vascolare, neurologica, psichiatrica ecc.. Ne ricaveremo un dossier clinico regolarmente aggiornato che potrà rassicurarci sullo stato di salute della popolazione e orientarci nell’impiego di adeguati presidi medico-farmaceutici.
Ma perché una Tessera a punti? La prevenzione rappresenta un imperativo etico, un dovere kantiano. Dovrebbe bastare, come ricompensa, la certezza di contribuire al bene comune. Si è tuttavia preferito ricorrere all’incentivo e alla persuasione, senza pregiudicare la libertà e l’auto-determinazione del singolo. L’adesione a “Security Life” deve basarsi non sull’imposizione ma sulla riflessione matura e responsabile. Nessuno è costretto, tutti sono incoraggiati.
Perciò, onde stimolare una vasta partecipazione popolare, è parso opportuno predisporre oltre agli incentivi anche alcune misure di deterrenza. I renitenti non potranno quindi salire su treni, aerei e mezzi pubblici, andare al cinema o a teatro, mangiare al ristorante, pernottare in un albergo, entrare in negozi e centri commerciali, recarsi al lavoro o a scuola, guidare l’auto, espatriare ecc. Ai recidivi verranno congelati i conti correnti e bloccate le utenze di luce, gas e acqua. L’astensione per oltre un anno dal programma di prevenzione comporterà la perdita dell’assistenza medica, del posto di lavoro, della pensione, della patria potestà.
Chi diffonderà informazioni false e tendenziose sul progetto “Security Life”, cercando di indurre forme di evasione o elusione sanitaria, subirà pene carcerarie. La condanna potrà in certi casi arrivare fino all’ergastolo per “potenziale strage colposa”. Chi abbia esaurito tutto o in parte il suo “Credito Sanitario” potrà comunque reintegrarlo sottoponendosi a un maggior numero di vaccinazioni, frequentando corsi a pagamento di rieducazione alla sicurezza sanitaria, facendo donazioni di sangue, donando un rene, il midollo osseo, gli organi dei propri familiari, prestandosi come cavia per esperimenti scientifici.
Nostro fermo proposito è infatti conciliare il bene comune con l’autonoma decisionalità dell’individuo, la cui facoltà di scegliere va pienamente rispettata. La ‘libertà’ sarebbe per altro un concetto vuoto se non vi fosse la ‘sicurezza’ a garantirla. Un malato non è libero d’esser sano né un morto è libero d’esser vivo. La salute e la vita sono dunque le reali libertà che lo Stato deve difendere. È a questo principio fondamentale che ci siamo ispirati con coerente pragmatismo. Certi che fra sicurezza e libertà non v’è alcun conflitto.
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