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3 Aprile 2025
Archeostoria

Tra le pecore nere, seconda parte – Fabio Calabrese

Ma è senz’altro venuto il momento di esaminare cosa ha da dirci a questo riguardo la genetica.

Nel 2012, due genetisti russi, Anatole A. Klyosov e Igor L. Rozhanski hanno pubblicato l’articolo Re-Examing the “Out of Africa” Theory and the Origin of Europeoids (Caucasians) in the Light of DNA Genealogy. I due ricercatori hanno studiato gli aplogruppi (le varianti genetiche, possiamo dire semplificando) del cromosoma Y in un campione di più di 7.500 soggetti, africani e non africani, e da questo studio non è emersa nessuna prova della derivazione dall’Africa degli aplogruppi non africani.

La cosa curiosa è che oggi sembra di assistere a una sorta di rinnovata Guerra Fredda a parti invertite. Laddove i ricercatori russi non sono oggi sottoposti a pressioni ideologiche di alcun tipo e sono liberi di lasciar semplicemente parlare i fatti, gli americani sono costretti a non mettere in discussione l’Out of Africa considerata una specie di supporto “scientifico” a quell’ideologia della political correctness ritenuta indispensabile alla sopravvivenza senza troppi conflitti di una società multietnica com’è quella statunitense.

Ma non finisce qui, perché nel 2017 una ricerca dell’Università di Buffalo che è stata pubblicata su “Molecular Biology and Evolution” in data 21 luglio 2017, gli autori sono il biologo Omer Gokcumen dell’Università di Buffalo e Stefan Ruhl, docente di biologia orale alla Scuola di Medicina Dentale. La ricerca e il suo interessante esito sono stati ripresi e commentati su diversi siti on line, in particolare phys.org.news del 21 luglio 2017 con il titolo In saliva, clues to a ‘ghost’ species of ancient human e da “Paleoanthropology” del 22 luglio in un articolo intitolato Gene Study Suggests Homo sapiens Migrated into Africa, Not Out of the Continent – Interbreeding with Local Hominins 150,000 Years Ago, a firma di Bruce R. Fenton.

I ricercatori dell’Università di Buffalo hanno scoperto una proteina della saliva, una mucina, la MUC7 che presenta una variante “africana” che si ritrova solo negli afroamericani, nelle popolazioni originarie del Continente Nero, e in nessun altro gruppo umano vivente o estinto, come si è rilevato dal DNA dei fossili. Da ciò, hanno dedotto che essa fosse propria di un gruppo umano separatosi dal filone principale dell’umanità attorno ai 100.000 anni fa, e con cui i sapiens provenienti dall’Eurasia si sono successivamente reincrociati. Se la migrazione fosse avvenuta nell’altro senso, troveremmo tracce di questa proteina “africana”, magari minoritaria, anche in altri gruppi umani, il che non succede.

Questo gruppo umano arcaico che, reincrociandosi con i sapiens avrebbe dato origine alle popolazioni subsahariane attuali, che ne conservano l’impronta fino al 20 per cento del DNA, è stato chiamato specie fantasma per l’assenza, per ora di tracce fossili, ma forse un’idea della sua identità ce l’abbiamo, grazie al lavoro di una ricercatrice italiana che, se davvero la ricerca scientifica fosse un libero confronto di idee e non pesantemente condizionata da dogmi ideologici, sarebbe la pietra tombale almeno dell’Out of Africa II.

Sempre nel 2017 è apparso sul “Journal of anthropological Sciences”  un articolo: Due acheuleani, due specie umane che presenta il lavoro di Margherita Mussi del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università La Sapienza di Roma, direttrice delle ricerche archeologiche a Melka Kunture in Etiopia.

L’acheuleano è l’industria litica che si ritiene generalmente associata all’homo erectus, e copre un periodo temporalmente molto ampio che va da 1,8 milioni fino a 100.000 anni fa.

Ebbene, proprio studiando gli strumenti acheuleani etiopi, Margherita Mussi è giunta alla conclusione che esistono due acheuleani diversi, quello africano e quello eurasiatico, ma occorre tenere presente che fino alla comparsa di sapiens l’evoluzione degli strumenti litici è andata di pari passo con quella del cervello, c’è un legame strettissimo tra evoluzione biologica ed evoluzione culturale. Questo porta a una conclusione ovvia quanto imbarazzante per alcuni: fino al Paleolitico superiore sarebbero esistite due umanità, mentre in Africa l’homo erectus sarebbe rimasto pressoché immutato, in Eurasia si sarebbe evoluto nel più avanzato heidelbergensis da cui sarebbe poi nato sapiens.

Combinando questa ipotesi con quella avanzata dai ricercatori dell’università di Buffalo, tutto diventa più chiaro: la “specie fantasma” da cui i neri subsahariani avrebbero ereditato la loro variante della proteina MUC7, altro non sarebbe stata che il “vecchio” Homo erectus con cui i sapiens giunti in Africa dall’Eurasia si sarebbero incrociati.

A questo punto però bisogna dire che nemmeno le credenziali dell’Out of Africa I appaiono solide. Essa si fonda sul ragionamento, l’uomo si è evoluto dagli ominidi, gli ominidi erano africani, quindi l’uomo è nato in Africa. E’ chiaro che quando cominciamo a scoprire un bel po’ di ominidi fuori dall’Africa, questo ragionamento è molto indebolito.

Gli ominidi sarebbero stati creature intermedie fra la scimmia antropomorfa e l’uomo. Rispetto alle antropomorfe sarebbero stati caratterizzati da un adattamento alla vita terricola invece che sugli alberi, dalla stazione eretta che lasciava le mani libere per manipolare l’ambiente, dalla mancanza del grande canino tipico dei maschi delle scimmie antropomorfe e da un’arcata dentaria tondeggiante di un modello che anticipa quello umano, invece che “a scatola”. La differenza nella dentatura indicherebbe, più che una diversità nella dieta, un diverso modello di organizzazione sociale e sessuale, e la sua assenza negli ominidi testimonierebbe un’organizzazione sociale a nuclei familiari invece che ad harem.

Queste caratteristiche si riscontrano in numerosi primati non africani. Ha fatto molto discutere il ritrovamento in Grecia dei resti di un ominide chiamato Graecopithecus Freibergi, o, più confidenzialmente “El Greco”, risalente a 7,5 milioni di anni fa, la stessa età delle impronte rinvenute a Creta, che erano più antiche e meglio conservate di quelle famose africane di Laetoli, ma che qualcuno ha giudiziosamente scalpellato, mettendo in atto una delle principali armi della democrazia, la censura, la cancellazione delle conoscenze sgradite. Ci sono poi gli indiani Ramapithecus e Sivapithecus, poi denti fossili ominidi rinvenuti in Germania, risalenti a 9 milioni di anni fa.

Ma, sorpresa, un primate fossile dalle chiare caratteristiche ominidi, ce l’abbiamo anche in Italia, si tratta dell’Oreopithecus bambolensis, L’Oreopiteco i cui resti sono stati rinvenuti nella cava di lignite di Monte Bamboli in Toscana.

In realtà sono proprio le presunte caratteristiche ominidi dei primati africani a essere oggetto di dubbio. sul sito “Il Timone” è apparsa una notizia davvero sorprendente: un team anatomisti fra cui lo studioso di fama mondiale lord Solly Zuckerman, ha riesaminato le ossa della famosa Lucy, ed è giunto alla conclusione (che costituisce anche il titolo dell’articolo), che: L’australopiteco Lucy era una scimmia e non c’entra nulla con l’uomo.

La conclusione è estremamente chiara, la leggenda della nostra presunta origine africana non ha in realtà alcun supporto scientifico valido, e viene mantenuta in vita dal sistema mediatico ed “educativo” per chiari motivi ideologici.

Questo è il testo della presentazione che ho tenuto, ma ora vorrei dirvi qualcosa su come si è svolta la manifestazione.

Premetto che in vista di una conferenza, adotto questo modo di procedere: per prima cosa, preparo un testo, che nel caso in esame è quello che avete letto, poi sulla base di questo redigo una scaletta molto sintetica, da sbirciare furtivamente durante la presentazione. Non si può intrattenere un pubblico leggendo, bisogna sempre mantenere il contatto visivo con l’uditorio, ma c’è sempre il pericolo di bloccarsi, cosa che davanti a un pubblico fa fare una pessima figura.

Poi al momento della presentazione, ho spiegato per prima cosa che entrambi i miei testi contrastano e attaccano uno dei dogmi che “bisogna credere” nell’ambito della cultura democratica, oggi di fatto più ostile alla libertà di pensiero di qualsiasi dittatura del passato, nel caso di Alla ricerca delle origini, il dogma dell’origine mediorientale della civiltà, in Ma davvero veniamo dall’Africa?, quello dell’origine africana della nostra specie.

Ho poi spiegato che i due testi hanno una struttura diversa, mentre quella di Alla ricerca delle origini è relativamente compatta, incentrandosi soprattutto sull’esplorazione del fenomeno megalitico, a mio parere la prova più pregnante dell’antichità e della priorità rispetto al Medio Oriente della civiltà europea, andando per gradi, da Stonehenge alle Isole Britanniche, all’Europa continentale, all’Italia, Ma davvero veniamo dall’Africa?, è composto da una serie di saggi maggiormente indipendenti, e in particolare le ragioni per rigettare le ipotesi dell’origine africana si collegano a un più ampio discorso sulla “scienza” democratica, che non è affatto scienza, ma ciarlataneria e impostura.

E’ stata una belle serata, ho trovato un pubblico interessato e attento, che mi ha tempestato di domande. Io ho citato in particolare il caso della psicanalisi freudiana come esempio paradigmatico di come la “scienza” democratica sia in effetti null’altro che ciarlataneria, qui infatti non troviamo alcun elemento di scientificità, niente esperimenti, protocolli, nessun effetto curativo ad di là dell’effetto placebo, ma solo la parola del guru Sigmund Freud. Questo ha acceso con il pubblico un dibattito vivace e interessante.

La relatività einsteiniana è un esempio dello stesso genere. La famosa formula e = M C² , che peraltro Einstein ha rubato a Poincaré, che in un certo senso la riassume, e che tutti ripetono come un mantra senza capirne il significato, è palesemente errata. Essa vorrebbe stabilire una proporzione tra l’energia e la massa M, che sarebbe data dal quadrato di C, ossia della velocità della luce, ma una proporzione non può essere fatta in questo modo, occorre che il suo valore sia espresso da un numero puro, non da una velocità. Se io dico che una sterlina vale 1,5 dollari, farò un’affermazione vera, approssimativamente vera, oppure falsa a seconda dell’andamento dei cambi, ma sarà in ogni caso un’affermazione dotata di significato, cosa che non si potrebbe dire se affermassi che una sterlina vale 1,5 metri al secondo dollari.

Questa obiezione contro la relatività l’ho intuita fin da ragazzo, dalla prima volta che ne ho sentito parlare. Mi sembrava impossibile che una cosa per me chiara ed evidente, sfuggisse a tutti gli altri, ho pensato di essere io a sbagliarmi in qualche modo. Da studente, ho posto la questione ai miei insegnanti di scienze e, una volta passato dall’altra parte della barricata e diventato io stesso un docente, ai miei colleghi, sempre del ramo scientifico. Non sono mai riuscito a ottenere altro che sguardi perplessi e mugolii inintelligibili.

Ho capito di essere come il bambino della celebre favola di Andersen I vestiti nuovi dell’imperatore, l’unico che ha il coraggio di dire che il sovrano è nudo.

Ma su questa tematica non ho insistito molto, ho preferito rimandare al lavoro di Silvano Lorenzoni e al suo ottimo saggio Contro l’einsteinismo.

Tornando a Freud, una signora del pubblico ha affermato che a Freud va perlomeno riconosciuta la scoperta dell’inconscio. Questo mi ha dato modo di raccontare un aspetto assai poco conosciuto della vicenda freudiana. Da giovane, Freud lavorò all’ospedale parigino della Salpeterie come assistente del famoso neurologo Charcot. Qui aveva un collega, Pierre Janet, che fu il vero autore della scoperta dell’inconscio, che Freud non ebbe la minima esitazione a rubare. In seguito, Janet condusse contro Freud una lunga e inutile controversia giudiziaria per vedersi riconosciuta la priorità della scoperta.

Allo stesso modo, Freud rubò allo psichiatra viennese Josef Breuer, sia la tecnica della reverie del paziente che racconta le sue cose in stato semiconscio disteso sul lettino, sia il nome stesso della sua terapia, psicanalisi.

Poiché mi rivolgevo a un pubblico generalista, non ben definito politicamente, per prudenza, per non farmi invischiare in un pericoloso discorso sulle razze, ho preferito sorvolare sulla singolare circostanza che Einstein e Freud, come del resto Marx e Levi Straus appartenevano allo stesso gruppo etnico-religioso.

A un certo punto ho parlato delle popolazioni europidi vissute in Asia centrale, ho menzionato i Tocari, i Kalash, gli Hunza, ma anche i Wendat di cui parla Felice Vinci nel suo libro I misteri della civiltà megalitica. A questo punto, il discorso è scivolato su Felice Vinci, che sono fiero di conoscere personalmente e di considerare un amico. Ho constato che era molto conosciuto e apprezzato dai presenti. Certamente, è un ricercatore originale e un uomo di grande intelligenza. Ho visto che anche coloro che non condividono la sua tesi di Omero nel Baltico, ne apprezzano lo spirito anticonformista in contrapposizione alla “scienza” paludata e ingessata.

Nel complesso, è stata una serata interessante, che mi ha dimostrato che la gente è più disponibile di quello che penseremmo ad ascoltare punti di vista originali e alternativi rispetto all’ortodossia dominante.

NOTA: Nell’illustrazione, il logo dell’Associazione Culturale Le Pecore Nere fra i miei testi Alla ricerca delle origini e Ma davvero veniamo dall’Africa?

2 Comments

  • Primula Nera 31 Marzo 2025

    È di questi giorni la notizia che studi dell’università di Ferrara abbiano scoperto che gli europei sarebbero stati (in gran parte) neri fino a 3000 anni fa.
    Andrebbe mantenuto sempre grande scetticismo quando la Scienza conferma tutte le fisime del Potere.
    In ogni epoca storica è stato così e gli eretici finivano come Galileo(o molto peggio). Un quotidiano progressista(proprio in base a tali studi)ha messo in dubbio che Achille fosse stato biondo come l’attore Brad Pitt che lo ha interpretato in un film, bensì nero; ma è lo stesso Omero a definirlo “xanthos”(biondo) e suo figlio Neottolemo sarà definito (in altri testi )come “pyrros”(rosso) ; anche altri eroi omerici erano stati descritti con i capelli chiari o rossi(Menelao, Odisseo,etc); coloro che furono descritti con i capelli scuri, ad esempio il troiano Ettore, in nessun modo sono stati comunque indicati con la pelle nera. A me dà l’impressione di un attacco alle fondamenta della cultura occidentale ; eppure la sicurezza con la quale ci rifilano certe verità scientifiche, come fossero assolute certezze,collide con il pensiero di uno dei più influenti scienziati della seconda metà del ‘900,Thomas Kuhn, e con la sua teoria sul “paradigma scientifico” ,che andrebbe considerato come consolidato per lunghi periodi di tempo,ma sempre a rischio di esser messo in discussione e soppiantato da altri paradigmi ; proprio il contrario del dogmatismo scientifico contemporaneo (sempre più indaffarato a confermare le intuizioni del pensiero liberalprogressista),ormai vera e propria religione.
    Ecco ,dal momento che la teoria dei neri che sono sbiancati mi sembra,oltre che palesemente assurda, anche “sospetta” per il periodo storico in cui si è sviluppata(giusto in tempo per spalleggiare l’azione del progressismo cosmopolita, dominante negli ultimi decenni in Occidente), personalmente darò la mia fiducia a scienziati come Klyosov e Rozhanski e altri come loro ; tanto abbiamo capito a cosa serva l’ “Out of Africa “….

  • Fabio Calabrese 31 Marzo 2025

    Michele Simola, infatti, la ”scienza” democratica non è scienza, ma ciarlataneria al servizio del potere.

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